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1. Generalità

Il Cronografo è un dispositivo concepito per misurare con precisione il Tempo trascorso tra due eventi. La sua storia è segnata dall’influenza di diversi Orologiai visionari che, con le loro invenzioni, hanno posto le basi di questo meccanismo complesso che conosciamo oggi.

2. Cronografo o Cronometro?

Spesso si fa confusione tra questi due termini. Il Cronografo indica un meccanismo di misurazione del Tempo breve che funziona indipendentemente dalla Visualizzazione dell’ora dell’orologio. Il Cronometro indica invece un orologio di grande precisione certificato un tempo dagli osservatori cronometrici e oggi regolato dalla norma internazionale ISO 3159

3. Storia ed etimologia

3.1 Etimologia della parola «Cronografo»

Il termine «cronografo» deriva dal greco antico, «chronos» (χρόνος), che significa «tempo», e «graphein» (γράφειν), che significa «scrivere». Letteralmente, un cronografo è uno strumento destinato a «scrivere» il tempo. Nella sua evoluzione, il cronografo a inchiostro, inventato da Nicolas Rieussec nel 1821, ha rafforzato questo significato: l’apparecchio segnava lo scorrere del tempo tramite uno stiletto a inchiostro, lasciando una traccia visibile su un disco rotante. Questo meccanismo innovativo rendeva Rieussec il pioniere del cronografo così come lo conosciamo. Per questo motivo, sarebbe più corretto parlare oggi di «cronoscopio».

3.2 Storia del Cronografo

Louis Moinet (1768-1853)
Louis Moinet, orologiaio francese di genio, è riconosciuto come uno degli inventori del cronografo, essendo il suo contatore delle terze stato realizzato alcuni anni prima del cronografo di Rieussec. Nel 1816, Moinet depositò un brevetto per un cronografo capace di misurare durate con una precisione inaudita di 1/60 di secondo. Per riuscirci, realizzò un organo regolatore oscillante a 30 Hz (contro 3-5 Hz per un orologio moderno convenzionale). Sebbene si possa immaginare l’impatto sulla lubrificazione, sulla riserva di carica e sull’usura dei componenti imposta da una tale frequenza, il lavoro di Moinet ha permesso di gettare le basi per una misurazione precisa del tempo in applicazioni pratiche.

Nicolas Rieussec (1781-1866)

cronografo Rieussec storia

Uno dei momenti fondatori della storia del cronografo risale al 1821, quando Nicolas Rieussec, un orologiaio francese, inventò il cronografo a inchiostro. Rieussec, desideroso di rispondere a un’esigenza specifica delle corse ippiche, sviluppò un meccanismo in cui uno stilo, ad inchiostro, lasciava un segno visibile su un disco rotante ad ogni attivazione. Questo dispositivo innovativo gli permise di misurare con precisione il tempo trascorso, cosa che fino ad allora era difficile da misurare con gli orologi convenzionali. Il «cronografo a inchiostro» di Rieussec è quindi all’origine della funzionalità oggi conosciuta come «cronografo». A questo punto della storia del cronografo, il meccanismo dispone solo di un comando di avvio e arresto, poiché la «rimessa a zero» non esisteva ed era eseguita manualmente sostituendo il disco di cartone graduato posto sul quadrante rotante del meccanismo.

Frédérick-Louis Fatton (1812-1876)

È l’allievo di Abraham-Louis Breguet, che apprezza e incoraggia il suo lavoro, così come quello di Rieussec, del resto. Fatton deposita nel 1822, appena qualche mese dopo Rieussec, il brevetto di un cronografo (a inchiostro) il cui quadrante è fisso. È qui la lancetta a essere in movimento e alimentata da un serbatoio d’inchiostro.

3.3 Paternità dell’invenzione

È difficile attribuire la paternità del cronografo a un solo orologiaio, tanti sono coloro che hanno contribuito congiuntamente alla sua invenzione e al suo sviluppo. Un elenco esaustivo degli orologiai che hanno contribuito allo sviluppo del (dei) cronografo(i) è impossibile, ma possiamo comunque citare nomi come John Arnold, Abraham-Louis Breguet, Joseph-Thaddeus Winnerl, Abraham-Louis Perrelet o ancora Adolphe Nicole che hanno sviluppato sistemi come l’azzeramento a cuore, l’integrazione di un secondo indipendente al movimento dell’orologio, il cronografo monopulsante o il cronografo a rattrapante ad esempio.

Dall’inchiostro utilizzato da Rieussec per segnare il tempo alla rimessa a zero indipendente di Winnerl, questi inventori hanno svolto ciascuno un ruolo fondamentale nell’evoluzione dell’orologeria e nella messa a punto di meccanismi di cronometraggio al contempo sofisticati e precisi.

4. Cronografo integrato o modulo aggiuntivo?

Il Cronografo è un meccanismo di misurazione di tempi brevi che si aggiunge al meccanismo tradizionale dell’orologio destinato a visualizzare l’ora. Si distinguono due modi di concepire la costruzione di un Cronografo. Il primo consiste nell’integrare il meccanismo del Cronografo al movimento di base fin dalla sua concezione. Questo tipo di costruzione implica che il Movimento sarà utilizzato esclusivamente per orologi dotati di Cronografo. È generalmente riconosciuto che una costruzione integrata sia più autentica e di qualità superiore rispetto a un meccanismo aggiuntivo.

La seconda soluzione per realizzare un cronografo consiste nell’utilizzare un movimento tradizionale destinato a visualizzare le ore, i minuti e i secondi, e nel sovrapporgli un meccanismo aggiuntivo (chiamato modulo) che integra l’insieme dei componenti propri della funzione cronografo. Questa soluzione riduce al minimo i costi di sviluppo e offre una grande flessibilità logistica, poiché un modulo può essere assemblato su diversi movimenti base e un movimento base può ricevere moduli di complicazioni diverse.

5. Ruota a colonna o navetta (camma)?

 

Le diverse funzioni del Cronografo (avvio, arresto, azzeramento, funzioni della rattrapante, ecc.) sono orchestrate da una Camma di cui esistono due tipi:

5.1 La ruota a colonna

È una camma circolare dotata di una dentatura di arresto alla base e sormontata da un numero variabile di pilastri verticali: le colonne. Con un meccanismo di questo tipo, ogni pressione su uno o sull’altro dei pulsanti fa ruotare (avanzare) la ruota a colonna di un passo della sua dentatura a incremento. La leva (o le leve) a bilico d’innesto, il martello (o i martelli) e il freno (o i freni) hanno un dito che li mantiene in appoggio contro la circonferenza delle colonne.

Ad ogni avanzamento della ruota a colonna (pressione su un pulsante), le dita delle leve a bilico, dei martelli e dei freni si troveranno simultaneamente sulla circonferenza della colonna o nel foro situato tra due colonne, il che permette di spostare i diversi componenti del cronografo secondo un ordine e un’ampiezza di movimento perfettamente definiti. Per sua costruzione, la ruota a colonna gira in un solo senso.

5.2 La navetta

È una camma generalmente su due livelli (due camme concentriche sovrapposte e solidali), a volte tre, che permette di orchestrare l’insieme delle funzioni del cronografo. A differenza della ruota a colonne, la navetta effettua un movimento rotativo in senso orario durante il comando di avvio e un movimento in senso antiorario durante il comando di arresto. La navetta effettua così un movimento avanti e indietro che le dà il nome. Il comando di azzeramento sposta la navetta verso una terza posizione, il che libera il freno e aziona il o i martelletti.

6. Innesto orizzontale o innesto verticale?

Il cronografo trae la sua energia dal movimento di base ed è generalmente trascinato dalla ruota dei secondi del movimento. Il meccanismo del cronografo deve quindi essere innestato sul movimento di base quando è in funzione e disinnestato quando è fermo. Esistono due metodi di innesto:

6.1 Innesto orizzontale

L’innesto orizzontale è stato l’unico utilizzato fino alla comparsa degli innesti verticali alla fine del 20° secolo. Con questo tipo di meccanismo, il perno della ruota dei secondi si prolunga sopra la superficie del suo ponte. Su di esso viene incastrata la ruota su campo che gira alla stessa velocità della ruota dei secondi (generalmente 1 giro/min). La leva a bilico dell’innesto ruota attorno all’asse della ruota dei secondi e della ruota su campo e porta la ruota d’innesto (o ruota intermedia del cronografo). La ruota su campo e la ruota d’innesto sono costantemente trascinate dalla ruota dei secondi, indipendentemente dalla funzione attivata del cronografo (avvio o arresto). La leva a bilico dell’innesto termina con un dito mantenuto a contatto con la ruota a colonna per effetto della molla della leva a bilico dell’innesto.

Attivando la funzione «start» tramite il Pulsante dedicato, la ruota a colonne avanza di un passo e il Dito della Leva a bilico dell’Innesto cade nello spazio situato tra due colonne della ruota a colonne. La Leva a bilico dell’Innesto ruota così attorno al proprio Asse e trascina la ruota d’Innesto in un movimento concentrico rispetto alla ruota su campo con cui rimane in presa. Al termine di questo spostamento, la ruota d’Innesto entra in contatto con il mobile del Cronografo e lo trascina. Allo stesso Tempo, il Freno viene rilasciato, il Cronografo si avvia. Questa costruzione è apprezzata per il suo carattere storico e autentico. Tuttavia presenta lo svantaggio di un rischio (contenuto) di imprecisione all’avvio della misurazione, a causa della distanza che deve percorrere la ruota d’Innesto. Inoltre, poiché la ruota d’Innesto è costantemente in rotazione, può esserci un minimo disallineamento tra la posizione dei denti della ruota d’Innesto e quella della ruota del Cronografo nel momento in cui iniziano a ingranare. Sono proprio queste due imperfezioni del sistema che hanno portato allo sviluppo dei Cronografi a Innesto verticale.

6.2 Innesto verticale

Esistono diverse costruzioni diinnesti verticali. Il principio generale consiste nel sovrapporre la ruota d’innesto al mobile intermedio del Cronografo, o direttamente al mobile del Cronografo con cui essa evolve concentricamente. Attivando l’avvio del Cronografo, la ruota d’innesto sale a contatto con la ruota intermedia del Cronografo o con la ruota del Cronografo, scorrendo sul proprio asse, pur restando trascinata dalla ruota dei secondi. Tra i due mobili sono disposti il pattino e la molla d’innesto che garantiscono il trascinamento perfetto e istantaneo del mobile del Cronografo.

7. Contatori e graduazioni

Un Cronografo visualizza, come minimo, la misurazione dei secondi. Questa è indicata da una lancetta, generalmente centrale, per una lettura più precisa e più agevole. La graduazione dei secondi è generalmente suddivisa in più divisioni. Queste corrispondono alla frequenza dell’organo regolatore dell’orologio. Così, ad esempio, la frequenza di un organo regolatore oscillante a 18 000 A/h (ossia 2,5 Hz) avrà una lancetta del cronografo che effettuerà 5 scatti al secondo (1/20 di secondo), mentre con un organo regolatore oscillante a 5 Hz, il secondo sarà diviso in 10 scatti della lancetta del cronografo (precisione al 1/10o di secondo).

Il secondo è frequentemente completato da un contatore (totalizzatore) dei minuti. Sebbene possa essere visualizzato anche al centro, il contatore dei minuti (Figura 1) appare generalmente su un quadrante riportato (eccentrico). Ad ogni minuto, ovvero un giro della lancetta del cronografo, il contatore dei minuti avanza di una divisione. I contatori dei minuti sono spesso graduati a intervalli di 30, 45 o 60 minuti.

Diverse tipologie di contatori dei minuti (30, 45 e 60 minuti)

Figura 1

Contatori dei minuti

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Ce compteur de minutes est souvent complété par un compteur d’heures (Figure 2) disposant généralement de son propre cadran reporté et affichant une graduation sur 12 ou 24 heures.

Diverse tipologie di contatori delle ore (12 e 24 ore)

Figura 2

Contatori delle ore

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Il salto della visualizzazione dei contatori dei minuti e delle ore può essere trascinante, semi-istantaneo o istantaneo (Figura 3).

Figura 3

Diversi salti di contatori

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8. Telemetro, tachimetro, pulsometro?

Diverse scale di conversione, e persino regole di calcolo, possono essere visualizzate concentricamente alla graduazione dei secondi del cronografo. Queste possono essere incise o tampografate sul quadrante, su un rialzo o su una lunetta, fissa o rotante.

8.1 Il Telemetro

Permette di misurare una distanza basandosi sulla velocità del suono. Il suo utilizzo è essenzialmente militare. Ad esempio, per conoscere la distanza percorsa da un proiettile appena sparato. Avviando il cronografo nel momento in cui si vede il proiettile esplodere e fermandolo quando si percepisce il suono dell’esplosione. Così, se c’è uno scarto di 7,4 secondi, il proiettile sarà esploso a 2,5 km dal suo punto di lancio. A causa della necessità di visualizzare l’evento (esplosione) e di percepirne il suono (anche a lunga distanza), il telemetro non ha molte altre utilità, se non quella di determinare a quale distanza si è abbattuto un fulmine (Figura 4).

Figura 4

Telemetro

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8.2 Il tachimetro

È una graduazione che permette, a sua volta, di misurare una velocità o un ritmo. Anche qui, sarà necessario un riferimento. Per esempio, per calcolare la velocità di un veicolo, occorre un riferimento di distanza (ad esempio 1 km). La maggior parte delle autostrade ha pilastrini distanziati esattamente di 1 km. Misurando il tempo esatto che un’auto impiega a percorrere 1 km (ad esempio 21,5 s.), si potrà determinare con precisione la sua velocità reale (167,4 km/h nel nostro esempio).

Si può anche conoscere la produzione oraria di una macchina misurando il tempo che impiega a fabbricare un componente. Così, se il ciclo completo di produzione di un pezzo dura 12 secondi, la macchina produrrà 300 pezzi all’ora (Figura 5).

Figura 5

Tachimetro

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8.3 Il pulsometro

Un tempo si chiamavano familiarmente gli orologi dotati di pulsometro: «orologi da medico». Per calcolare il numero di pulsazioni cardiache di un paziente al minuto, basta misurare la durata di un numero limitato di pulsazioni. Ad esempio, se la graduazione indica un pulsometro per 30 pulsazioni, basta misurare la durata totale di 30 pulsazioni per conoscerne il numero al minuto. Questa graduazione permetteva così ai medici di guadagnare tempo durante questa misurazione. (ad es.: 30 pulsazioni in 22,5 s danno un ritmo cardiaco di 80 pulsazioni al minuto) (Figura 6).

Figura 6

Pulsometro

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9. CRONOGRAFO “DUE PULSANTI”

Si tratta della costruzione più comune. Le tre funzioni del cronografo (avvio, arresto, azzeramento) sono comandate da due pulsanti, generalmente disposti ai lati della corona. Diversi meccanismi saranno descritti in questo capitolo.

10. CRONOGRAFO “RITORNO IN VOLO” (FLYBACK)

Questo meccanismo fu sviluppato per l’uso dei piloti d’aereo affinché non perdessero tempo tra due misurazioni di tempo legate alla gestione dell’avvicinamento del loro aeromobile. Quando il cronografo è innestato, una semplice pressione sul pulsante di azzeramento permette di effettuare simultaneamente e istantaneamente le funzioni di arresto, azzeramento e avvio, consentendo di passare con una sola pressione alla misurazione successiva.

11. CRONOGRAFO A RATTRAPANTE

Questo tipo di meccanismo comporta due lancette dei secondi concentriche e sovrapposte, nonché un terzo pulsante. Azionando il pulsante di rattrapante, una delle lancette dei secondi si arresta, permettendo la lettura di un tempo intermedio o separato, mentre l’altra lancetta dei secondi continua la sua corsa. Premendo di nuovo il pulsante di rattrapante, la lancetta arrestata raggiunge l’altra lancetta.

12. CRONOGRAFO MONOPULSANTE

Come indica il nome, tutti i comandi di questo tipo di cronografo sono effettuati tramite un pulsante unico. Le tre fasi del cronografo (avvio, arresto e azzeramento) si susseguono in loop a ogni pressione del pulsante.

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