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1. Descrizione generale
Con la platina, l’insieme dei ponti costituisce la struttura del movimento (si parla di gabbia di movimento). È tra la platina e i suoi ponti che vengono mantenuti gli elementi mobili del movimento (mobili, pignoni, ancora, bilanciere ecc.). Le superfici inferiori e superiori dei ponti servono anche come supporto di fissaggio per numerosi componenti fissi (molle, sistema della racchetta ecc.).
Per la loro funzione strutturale, i ponti devono essere perfettamente rigidi. Questo vincolo richiede l’uso di un gran numero di materiali. Tradizionalmente in ottone, i ponti sono oggi frequentemente fabbricati in oro, in zaffiro, in carbonio, ecc. Il design dei ponti, il loro numero e la loro disposizione sono articolati attorno alla posizione dei punti di perno del rotismo di finitura al fine di rappresentare una struttura armoniosa che valorizza la successione di arrotondamenti del rotismo di finitura.
2. Storia
Ad eccezione degli orologi monumentali (torri, campanili, ecc.) i cui rotismi si muovono essendo sostenuti da un’intelaiatura in ferro (telaio, gabbia), i mobili degli orologi e dei pendoli si muovono sempre tra una platina e ponti oppure tra due platine. I ponti più visibili dei primi orologi (XVI e XVII secolo) erano già spesso finemente decorati (traforo, incisione, ecc.). Tra la fine del 18° e l’inizio del 19° secolo, l’uso di ponti dedicati a un componente o a un gruppo di componenti si generalizza. Dapprima grezzi di fabbricazione e di forme geometriche semplici, i ponti diventano rapidamente elementi estetici (forme lavorate) finemente decorati (incisione, incastonatura, smaltatura, scheletratura, ecc.).
Con l’era dell’industrializzazione, le superfici lavorate tradiscono l’uso delle macchine. Si cerca di eliminare le tracce di lavorazione e si riesce grazie a procedimenti derivati, anch’essi, dall’industrializzazione (granatura circolare, côtes de Genève, ecc.). A partire dalla seconda metà del XX secolo, nuovi materiali vengono talvolta utilizzati per la fabbricazione dei ponti (zaffiro, compositi, ecc.). I progressi della tecnologia permettono oggi di fabbricare cuscinetti a sfere di grande precisione e di dimensioni molto ridotte. Anche se il loro rendimento non è così buono come una costruzione tra platina e ponti, essi possono, in certi casi, permettere di mantenere un mobile per una sola delle estremità del suo asse, alla maniera di una cassa di tourbillon volante. Questa possibilità viene privilegiata per ragioni estetiche o per una costruzione ultrapiatta.
3. Metodo di fabbricazione artigianale
Diversi metodi e diversi strumenti possono avvicinarsi al metodo artigianale.
La prima fase consiste nel ritagliare il contorno della forma del ponte. Secondo il metodo artigianale, questo ritaglio verrà effettuato con l’aiuto di un seghetto da traforo. I fianchi saranno poi limati per portarli alla loro quota finale e per smussarne la superficie.
Prima di procedere alla lavorazione degli incavi dei ponti, l’orologiaio deve eseguire una fase fondamentale che richiede una precisione assoluta. Per un rendimento ottimale del movimento, l’asse di ogni componente deve essere perfettamente posizionato rispetto agli altri. La centratura viene eseguita con una macchina per centrare. Essa definirà i centri delle diverse forature e torniture che saranno eseguite successivamente.
Una volta centrati i centri, l’orologiaio può quindi procedere alle diverse e numerose forature (assi dei mobili, dei perni, dei fori per vite, dei piedini, ecc.). Questi saranno ormai perfettamente posizionati e permetteranno un’indicizzazione ottimale del bulino fisso per le diverse fasi di tornitura.
Il bulino fisso è l’utensile dell’artigiano per eccellenza. Si tratta di un piccolo tornio da banco che l’orologiaio fissa generalmente in una morsa. L’orologiaio regola prima manualmente la profondità del taglio (passata). Aziona poi simultaneamente una manovella che aziona il tornio e una seconda che sposta il bulino (utensile da taglio). Combinando la velocità di rotazione del ponte e la velocità di spostamento del bulino, l’orologiaio adatta la combinazione di queste due velocità con la sua sensibilità per ottenere un risultato preciso in termini di dimensioni così come finiture che garantiscono estetica e buon funzionamento.
Un tornio da banco o un tornio su banco (motorizzati) sostituisce spesso il bulino fisso. L’uso di una tale macchina non rimette in discussione il carattere artigianale del metodo. Offre un relativo guadagno di tempo rispetto al bulino fisso e permette di raggiungere la stessa qualità tecnica ed estetica del bulino fisso.
4. Metodo di produzione industriale
La comparsa delle macchine a controllo numerico e la loro diffusione generalizzata a partire dalla fine del XX secolo le hanno imposte come principale strumento di produzione dei ponti e delle platine, tra gli altri. Se alcuni artigiani o prototipisti applicano ancora un metodo artigianale, la stragrande maggioranza dei ponti viene prodotta su centri di lavorazione a controllo numerico. Generalmente, queste macchine permettono di eseguire la totalità delle operazioni di lavorazione richieste per un ponte (fresatura, foratura, filettatura, ecc.). In base alle esigenze e alle specificità tecniche dei ponti da lavorare, le macchine possono avere diverse capacità (3, 4, 5, 6 assi). Un ponte «convenzionale» può generalmente essere lavorato su una macchina che opera su 3 assi. Questo metodo di lavorazione, per i tempi di regolazione e di messa in funzione che richiede, favorisce la rentabilità delle produzioni in grandi serie. È apprezzato anche per le piccole serie e nella prototipazione per la versatilità e la «standardizzazione» del suo utilizzo.
In base alla gamma dell’orologio, una parte o la totalità delle operazioni di decorazione potranno essere realizzate durante la lavorazione. Oggi si può smussare un angolo o fresare delle côtes de Genève sulla stessa macchina che ha lavorato il ponte e durante lo stesso ciclo di lavoro. La produzione di alta gamma farà spesso ricorso a metodi di decorazione più artigianali (sbavatura, angolatura, incisione, ecc.).
Secondo le pratiche industriali, il ponte una volta completamente lavorato e decorato riceverà un trattamento superficiale per proteggersi dall’ossidazione e perfezionare la sua estetica.
Se i trattamenti galvanici (rodiatura, doratura, ecc.) restano diffusi, i trattamenti per deposizione in fase vapore (PVD, DLC, ecc.) si impongono sempre più. Questi ultimi hanno raggiunto un livello di qualità ottimale, sono più duri e quindi meno vulnerabili agli urti e alle graffiature rispetto a un trattamento galvanico e offrono una gamma di colori che continua ad ampliarsi, potendo al contempo riprodurre i colori galvanici.
Prima di poter accogliere l’insieme dei componenti del movimento, il ponte deve prima essere pre-assemblato. L’insieme delle “guarnizioni” del ponte come le pietre, i perni, i piedini vi sarà fissato. L’insieme di queste operazioni (industrialmente chiamato T0) può essere realizzato dagli orologiai che procederanno all’assemblaggio del movimento, da operatori specializzati, o addirittura essere completamente automatizzato.
5. Metodi di produzione high-tech
Come per le platine, tecnologie high-tech possono essere impiegate per alcune fasi di fabbricazione dei ponti. L’elettroerosione, il taglio laser potranno ad esempio essere utili per operazioni ditraforo, di scheletratura e persino di decorazione. Nel caso dell’impiego di materiali non metallici (ceramiche, materie plastiche, compositi, zaffiro), l’iniezione a volte precederà le operazioni più tradizionali di lavorazione. In questi casi, le operazioni di lavorazione richiederanno macchine e utensili ad alta tecnologia e un know-how all’altezza delle sfide tecniche (ad es.: durezza dei materiali) e delle tolleranze. I trattamenti superficiali (generalmente esternalizzati) derivano ampiamente da alte tecnologie (PVD, DLC, CVD ecc.).
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